| Programma Integrato Azione di
Recupero delle Competenze degli Immigrati (RARCO)
(Cod. Prog. 7502-7509, Cod. Ente 3162)
IMMIGRATI E QUALITÀ PROFESSIONALE
Documento di discussione per la conferenza elettronica
Indice
Premessa
Le competenze degli immigrati e i processi
di dequalificazione
Lesperienza del progetto RARCO
Aspetti critici, elementi di forza e prospettive
future
Come partecipare
alla conferenza
1. Premessa
Questa conferenza elettronica (e-conference) fa
parte delle attività del "Programma Integrato Azione
di Recupero delle Competenze degli Immigrati" (in sigla RARCO),
finanziato dalla Regione Lazio, nel quadro del Programma Operativo
Regionale 2000-2006 FSE, Misura B1 ("Inserimento lavorativo
e reinserimento di gruppi svantaggiati"), che è realizzato
dal CERFE, in associazione temporanea di impresa con il CNOS-FAP
Regione Lazio.
La conferenza ha come fine quello di consentire
uno scambio di opinioni e di informazioni tra esperti ed operatori
del mondo del lavoro, della formazione e della gestione delle politiche
di integrazione, circa la possibilità di definire ed attivare
iniziative adeguate al pieno recupero e alla migliore utilizzazione
delle competenze a carattere artigianale intermedio, di cui molto
spesso gli immigrati sono portatori, e quindi di favorire un più
efficace processo di integrazione sociale ed economica nel nostro
paese.
Nellintento di promuovere il confronto, è
stato predisposto questo documento di discussione, che contiene
una serie di spunti di riflessione e specifiche questioni, su cui
i partecipanti sono invitati ad intervenire. Il documento comprende,
oltre a questa premessa, tre parti rispettivamente dedicate:
- al processo di dequalificazione degli immigrati
portatori di competenze tecniche "artigianali" di livello
intermedio;
- allesperienza fin qui condotta con il presente
progetto per il recupero delle competenze degli immigrati;
- ad alcuni aspetti critici e ad alcune prospettive
circa il recupero delle competenze degli immigrati.
Infine (in un apposito riquadro), verranno
fornite alcune indicazioni tecniche e di metodo per partecipare
alla conferenza.
2. Le competenze degli immigrati e i processi di dequalificazione
Le dimensioni del fenomeno migratorio al livello
globale hanno assunto, negli ultimi decenni, una rilevanza sempre
maggiore. Secondo il censimento del 2000 dellONU i migranti
nel mondo sono oltre 175 milioni, con una incidenza pari al
2,9% sulla popolazione mondiale. LItalia non è
esente da questo fenomeno e recentemente ha acquisito una posizione
sempre più centrale, anche dal punto di vista quantitativo,
nel quadro dei movimenti migratori provenienti da paesi extracomunitari.
Si stima, infatti, che nellultimo anno le presenze di stranieri
abbiano raggiunto un totale di 2,6 milioni di persone, pari al 4,5%
della popolazione residente nel nostro paese.
La consistenza del fenomeno propone, con forza
sempre maggiore, la questione dellintegrazione sociale
ed economica degli immigrati e, in particolare, quella del
loro inserimento lavorativo in settori e a livelli adeguati
alle qualifiche o alle competenze tecniche e professionali da essi
possedute.
Numerosi sono ormai gli esperti, gli studiosi e
gli operatori che cominciano a riconoscere la forte presenza in
Italia di immigrati altamente qualificati, vale a dire in possesso
di elevati titoli di studio, provenienti da ogni parte del mondo,
compresi i paesi dellAfrica subsahariana. Viceversa, pochissimi
si sono posti la questione dellesistenza di competenze, know-how
ed esperienze lavorative significative anche tra gli altri immigrati,
lasciando spazio a una rappresentazione diffusa che tende ad identificare
gli stranieri come individui generalmente privi di qualificazioni
o competenze specifiche o, comunque, con competenze difficilmente
spendibili sul mercato del lavoro. Tale rappresentazione è
messa in discussione da differenti elementi.
Un primo elemento, riscontrato in molti lavori
di ricerca, è quello della forte presenza tra gli immigrati
residenti in Italia, di soggetti provenienti dai ceti produttivi
dei propri paesi, che hanno condotto ampie esperienze lavorative,
maturate, sia prima, sia dopo levento migratorio, in differenti
settori professionali.
Un secondo elemento è la presenza nel
nostro paese di un elevato numero di immigrati titolari e soci di
impresa. Questo fatto testimonia come, anche nella popolazione
immigrata, siano presenti in modo diffuso soggetti con specifiche
capacità, conoscenze e know how, anche se spesso non certificate
da un titolo di studio.
Un ulteriore elemento, infine, può essere
individuato nella presenza significativa di immigrati in settori
che richiedono manodopera con competenze tecniche almeno di medio
livello, se non con livelli di specializzazione più elevati,
come, ad esempio, nel settore dei servizi e, in particolare, dei
servizi sociali e socio-sanitari, o anche nellartigianato
(idraulici, elettricisti, giardinieri, ecc.), nelledilizia,
nel commercio e in alcuni rami del settore industriale.
Il mancato riconoscimento di questo tipo di
competenze a carattere tecnico di cui gli immigrati sono portatori,
e la conseguente assenza di una piena utilizzazione nel nostro paese
di un ampio potenziale di risorse umane, sembra indicare lesistenza
di un secondo processo di dequalificazione, analogo a quello,
più noto, che interessa gli immigrati in possesso di elevati
titoli di studio.
Per distinguere i due processi, simili nei
loro effetti, ma differenti per il tipo di soggetti coinvolti e
per il modo in cui si manifestano, si potrebbe parlare di dequalificazione
intellettuale e di dequalificazione tecnica. Rispetto alla
prima, questultima risulta essere meno visibile, più
stratificata e caratterizzata da almeno due elementi specifici.
Innanzitutto, le competenze tecniche
sono maggiormente nascoste, in quanto di rado sono certificate
ufficialmente dal possesso di titoli di studio o da altri titoli
professionali formali.
In secondo luogo, la dequalificazione intellettuale
pone in evidenza un contrasto molto stridente tra il titolo di studio
(ad esempio, laurea in medicina, in ingegneria o in chimica) e il
lavoro svolto da chi lo possiede (ad esempio, addetto alle pulizie,
infermiere a domicilio o anche lavavetri). Nel caso della dequalificazione
tecnica tale contrasto è meno evidente e può
manifestarsi secondo una tipologia diversificata di situazioni.
Tra queste si può includere:
- il mancato uso delle competenze specifiche;
- il loro uso limitato;
- luso delle competenze possedute, senza che ad esse corrisponda
un riconoscimento sociale o una adeguata retribuzione.
Lattivarsi di questi percorsi di dequalificazione
professionale appare strettamente connesso, non soltanto con le
potenzialità e gli atteggiamenti soggettivi degli immigrati
(una bassa rappresentazione di se stessi e delle proprie capacità,
la mancata conoscenza del mercato del lavoro italiano, le difficoltà
a riconoscere e ad attivare il proprio capitale sociale per linserimento
professionale e lavorativo, ecc.), ma anche, in considerazione del
processo di integrazione come two-way process, con le
reazioni degli attori e delle strutture con cui essi si trovano
a interagire.
Una particolare rilevanza, in questo quadro,
la ricoprono i datori di lavoro (imprese, organizzazioni
ed enti pubblici, privati e non profit), per i quali il mancato
riconoscimento delle competenze degli immigrati potrebbe essere,
sia il frutto di una scarsa conoscenza della realtà o anche
di pregiudizi, sia leffetto di altri fattori di tipo sociale,
economico, organizzativo, legale che impediscono loro di utilizzarle
e di valorizzarle.
Un ruolo importante dovrebbe essere giocato
anche dai servizi di orientamento, dai servizi per limpiego
e dai servizi di accoglienza e di integrazione degli immigrati,
i quali, tuttavia, non sembrano ancora in grado di incidere in modo
efficace, anche per la carenza di strumenti e procedure adeguate,
nellattivazione di percorsi di inserimento lavorativo
degli immigrati.
Infine, anche gli organismi che rappresentano
gli stessi immigrati (associazioni, reti, ecc.) possono assumere
un certo peso, pur se non sempre positivo. In effetti, essi hanno
spesso rappresentazioni riduttive circa le competenze possedute
dagli immigrati o rappresentazioni distorte o incomplete della complessa
realtà lavorativa italiana, che caratterizzano lo stesso
mondo dell'immigrazione.
3. Lesperienza del progetto RARCO
In considerazione delle differenti questioni
legate al processo di dequalificazione tecnico, il presente progetto
ha previsto, tra le altre attività, la realizzazione di una
ricognizione sulle competenze professionali a carattere intermedio
degli immigrati e di un corso di formazione e di inserimento lavorativo
rivolto a 20 beneficiari portatori di questo tipo di competenze.
3.1. La ricognizione sulle competenze tecniche
degli immigrati
Attraverso le attività
di ricerca è stato possibile raggiungere alcuni risultati
conoscitivi sui fenomeni trattati5.
Innanzitutto, è stato possibile ottenere
una prima conferma dellesistenza nei flussi migratori di
un "mondo professionale nascosto", rappresentato dalla
diffusa presenza di soggetti con competenze tecniche e professionali
a carattere "intermedio", acquisite e maturate nei paesi
di provenienza. Si tratta di competenze anche molto differenti tra
loro, ma, nella grande maggioranza dei casi, riconducibili a tre
delle nove grandi categorie professionali proposte dallISTAT:
"artigiani, operai specializzati e agricoltori"
(dalla ricamatrice alla panettiera, dal muratore al tipografo, dal
saldatore al vivaista); "professioni tecniche" (dal
contabile al grafico, dal riparatore TV allostetrica, dallassicuratore
al programmatore); "professioni qualificate nelle attività
commerciali e nei servizi" (dal commesso al barbiere, dal
cuoco al maître dhotel allaiuto farmacista).
Un secondo risultato della ricerca è
stato quello di ricostruire alcuni tratti dellidentità
di questa porzione di immigrati. Si tratta di soggetti provenienti,
prevalentemente, da aree urbane e appartenenti, in gran parte, al
ceto medio. Anche se non possiedono titoli di studio universitari,
molti di essi sono dotati di un capitale cognitivo rilevante
attestato dal possesso di un diploma di scuola secondaria superiore,
dalla partecipazione a numerosi corsi di formazione professionale,
da una conoscenza anche di due o più lingue, oltre a quella
ufficiale del paese di provenienza.
Il confronto tra le competenze acquisite e
le professioni esercitate nel paese di provenienza e i lavori svolti
in Italia, inoltre, ha permesso di dimostrare lesistenza di
un intenso processo di dequalificazione che colpisce, una
volta arrivati nel nostro paese, una grande maggioranza degli immigrati
e che li conduce, o alla disoccupazione, o alla scelta di lavori
completamente differenti da quelli precedentemente praticati. Tra
questi ultimi casi, a titolo di esempio, si possono citare: la contabile
colombiana che in Italia lavora come inseritore dati (data entry);
il programmatore peruviano che nel nostro paese è divenuto
commesso in una enoteca; la commessa serba che attualmente è
portiera di uno stabile; il sarto pakistano che nel nostro paese
si dedica alla riparazione di scarpe (calzolaio). Ma si possono
citare anche casi in cui tale processo è ancora più
evidente come: la parrucchiera estetista o la ragioniera che lavorano
come collaboratrici domestiche; il serraturista vetraio che in Italia
lavora, part time, come pastore; lidraulico che attualmente
consegna la pubblicità porta a porta.
Tale processo, tende a colpire in modo
particolarmente intenso le donne immigrate che, pur possedendo
un capitale cognitivo maggiore rispetto agli uomini intervistati,
riescono ad utilizzarlo molto meno (solo il 3,1% vi riesce, contro
il 35,5% degli uomini intervistati). Questo fatto ripropone con
forza il problema della cosiddetta doppia dequalificazione
(in quanto donne e in quanto immigrate).
Infine, è stata possibile una prima
ricostruzione degli ostacoli, tanto di tipo endogeno
(vale a dire connessi con i comportamenti e le rappresentazioni
stesse degli immigrati) che di tipo esogeno (derivati, cioè,
da elementi esterni agli immigrati), che si frappongono, o che possono
frapporsi, ad un percorso di recupero delle competenze possedute.
Gli ostacoli endogeni riguardano numerose sfere della vita
degli immigrati nel nostro paese e sono connessi, tra laltro,
con: lobsolescenza delle competenze maturate; la carenza di
conoscenza della realtà professionale nel nostro paese; una
limitata conoscenza dei linguaggi professionali come litaliano
tecnico o le tecnologie informatiche; un capitale sociale che non
sempre viene attivato pienamente o in modo adeguato; una sorta di
crisi dellidentità professionale determinata dallimpatto
con il contesto sociale e lavorativo italiano che tende a produrre
una forma di "oblio" della propria professione.
Tra gli ostacoli esogeni è stato
possibile identificarne alcuni di carattere generale quali: quelli
di tipo giuridico e normativo che rendono difficoltoso il riconoscimento
di alcune competenze e lo svolgimento di alcune professioni; quelli
connessi alla mancanza di conoscenza del fenomeno migratorio e delle
sue caratteristiche, da parte degli attori preposti al loro orientamento
e inserimento lavorativo; quelli relativi alla mancanza di forme
e strutture di collegamento tra tutti gli attori coinvolti nelle
politiche di sostegno e di integrazione sociale e professionale
degli immigrati; quelli determinati dal perdurare di forme di pregiudizio
o di atteggiamenti discriminatori nei confronti degli immigrati
presso i "datori di lavoro" .
3.2. Le attività formative
Sulla base dei risultati ottenuti tramite la
ricognizione, il progetto ha dato vita ad un intervento
pilota di formazione rivolto a 20 immigrati (per 200
ore di formazione e 600 di internship presso enti, aziende e organizzazioni
dei settori pubblico, privato e non profit), volto a sperimentare
un percorso di recupero delle competenze professionali da
essi possedute e di inserimento lavorativo in aree e a livelli adeguati
a tali competenze.
I beneficiari
selezionati, provenienti da tutte le differenti aree continentali,
sono portatori di differenti competenze afferenti al settore
tecnico e a quello impiegatizio amministrativo (contabili, segretarie
amministrative e segretarie legali), a quello del commercio e dei
servizi (cuochi, commesse, cassiere e magazzinieri) e a quello "artigianale"
(sarte, modelliste, idraulici, elettricisti, riparatori di elettrodomestici,
ecc.).
Per una maggiore efficacia e pertinenza delle
attività formative il corso ha previsto una fase iniziale
di approfondimento dei singoli fabbisogni formativi che, attraverso
lapplicazione del Modello di Analisi dei Fabbisogni Formativi
MOAFF ha permesso di individuare le aree della vita professionale
dei beneficiari dove erano presenti i maggiori pericoli di inadeguatezza
al contesto lavorativo di accoglienza e, quindi, di trasformare,
attraverso un percorso di confronto e di intersoggettivazione, tali
pericoli in rischi conosciuti e controllabili, mettendoli "a
regime" anche attraverso lintervento formativo.
Il corso di formazione è stato strutturato
in quattro moduli. Il primo di questi era volto a permettere
una ricostruzione individuale del curriculum formativo e professionale
e a indirizzare il lavoro di ricerca delle internship. Il secondo
modulo è stato incentrato sul rapporto con la realtà
sociale, economica e professionale italiana (i servizi di sostegno
per gli immigrati e di orientamento al lavoro, gli sportelli informativi,
il mercato del lavoro regionale, i contratti di lavoro, ecc.). Il
terzo modulo ha avuto come oggetto principale i linguaggi professionali
trasversali a tutte le professioni (italiano tecnico, elementi
base di contabilità e di informatica, introduzione agli strumenti
di lavoro, ecc.); il quarto modulo, infine, è stato dedicato
alla progettazione delle internship e allo studio degli enti
ospiti.
Parallelamente, sono state realizzate attività
di didattica a distanza finalizzate ad approfondire individualmente
aspetti specifici proposti con le lezioni in aula. Inoltre, sono
state organizzate attività di didattica integrata - visite,
incontri e approfondimenti su documentazione - finalizzate a far
riprendere, a ciascun beneficiario, il contatto con la realtà
professionale e con le proprie competenze.
Al termine delle attività formative,
i beneficiari hanno avviato un percorso di internship
presso enti di differente genere e dimensione dove sono stati
inseriti in aree o settori in cui poter praticare le proprie professionalità
e ricoprire ruoli attinenti alle competenze possedute. Tra queste
esperienze, attualmente ancora in corso, se ne possono citare alcune
a titolo di esempio.
Nel settore dell"artigianato"
si possono ricordare: lelettricista romeno di 39 anni, disoccupato
in Italia, inserito presso le squadre di lavoro della Società
Stella Impianti; la modellista peruviana di 36 anni, che in Italia
lavorava come colf, che sta svolgendo linternship presso la
ditta di alta moda Emys Fashion; il frigorista iraniano di
38 anni, assistente pizzaiolo in Italia, inserito presso la SC impianti
e, in un secondo momento, presso Progetto Clima; la sarta ricamatrice
del Bangladesh, disoccupata in Italia, attualmente inserita presso
una sartoria di alta moda e di abiti da sposa di Palestrina; la
panettiera moldava di 34 anni, disoccupata in Italia, che sta realizzando
linternship presso il forno dellipermercato Auchan di
Casalbertone.
Nel settore del commercio e dei servizi
si possono segnalare: il cuoco filippino di 40 anni, impiegato part
time per una ditta di catering, che sta perfezionando le sue competenze
presso il ristorante dellHilton Rome Airport; la cassiera-commessa
argentina di 36 anni, casalinga, che è stata inserita presso
il Cityper Sma di Aprilia; il magazziniere contabile togolese di
34 anni che sta recuperando le sue competenze presso lipermercato
Auchan di Casalbertone.
Nel settore delle professioni tecniche e
in quello delle professioni impiegatizie, infine, si possono
presentare le seguenti esperienze: la segretaria amministrativa
colombiana di 36 anni inserita presso lufficio ordini della
SIET SpA di Roma; due contabili, una rumena e una peruviana (di
26 e 25 anni), inserite presso due studi di dottori commercialisti
in Roma; la segretaria legale russa di 25 anni, casalinga nel nostro
paese, che è attualmente in internship presso lufficio
legale della Legacoop Lazio; la contabile rumena di 36 anni, impiegata
part time a Tivoli, che sta svolgendo la sua internship presso lufficio
contabilità della Cooperativa Unisan.
Per lattuazione degli inserimenti lavorativi
assistiti si è utilizzato il Modello di internship partecipata
MIP che si fonda sulla partecipazione attiva
durante lintero percorso di internship (compresa limpostazione,
la progettazione e la conclusione) di tutti e tre gli attori coinvolti
(beneficiario, ente formativo ed ente ospitante) e sullattivazione
di una specifica struttura di accompagnamento, che prevede: un tutor
formativo; un tutor aziendale; un mentore; un
piano di apprendimento individuale; una sala operativa
per la realizzazione di un monitoraggio costante delle attività;
attività di formazione di appoggio.
4. Aspetti critici, elementi di forza e prospettive
future
In conclusione, si vogliono proporre alcuni
spunti di riflessione circa i principali aspetti critici, gli elementi
di forza e le possibili prospettive future connesse con i processi
di recupero delle competenze e di integrazione degli immigrati.
Tra gli aspetti critici, si deve segnalare
la mancanza di elementi di conoscenza scientifica approfonditi
circa i fenomeni concernenti i flussi migratori nel nostro paese
e i processi che riguardano lintegrazione sociale ed economica
degli stranieri. La stessa qualità professionale degli immigrati
dotati di competenze tecniche "artigianali", appare un
fenomeno poco indagato e conosciuto al quale manca anche una denominazione
formale comunemente riconosciuta.
La mancanza di conoscenza circa i flussi migratori
sembra, inoltre, influire su quanti sono preposti alla definizione
di politiche sociali o allimplementazione di interventi
volti a facilitare il processo di integrazione economica e sociale
degli stranieri nel nostro paese. Conoscere e, di conseguenza, tenere
conto delle caratteristiche specifiche della popolazione immigrata
e delle diversità che esistono al suo interno, infatti, potrebbe
contribuire alla definizione di interventi di formazione e di inserimento
professionale mirati e più efficaci.
Un ulteriore elemento critico, sempre legato
alla limitata conoscenza del fenomeno, appare determinato dalla
tendenza di una parte dellopinione pubblica
a condividere rappresentazioni stereotipate della preparazione professionale
degli immigrati o, comunque, ad ignorare completamente lesistenza
di un enorme bacino di risorse umane con qualifiche e competenze
specifiche che potrebbero rappresentare una grande opportunità
per numerosi enti, aziende e organizzazioni.
Daltra parte, come si è visto
nei paragrafi precedenti, sembra possibile fare leva su alcuni punti
di forza per dare vita a iniziative volte a favorire il processo
di integrazione degli immigrati.
In primo luogo, la ricerca ha mostrato quanto
sia ampio il numero di immigrati con competenze tecniche
e "artigianali" a carattere intermedio che, se opportunamente
valorizzati, possono rappresentare un grande patrimonio per le economie
al livello locale.
In secondo luogo, è da rilevare la forte
volontà dei beneficiari delle attività formative
condotte con il progetto di mettersi in gioco pur di recuperare
le proprie competenze e, quindi, di cogliere lopportunità
loro offerta con lesperienza formativa e di internship. È
il caso di quanti hanno lasciato un lavoro sicuro, ma non adeguato
alle competenze possedute, per poter partecipare al corso, ma è
anche il caso di quanti tra i beneficiari si sono fatti carico,
durante le internship, di un doppio lavoro (intenship e lavoro remunerato
già svolto in precedenza). Questa volontà, inoltre,
è testimoniata anche dallaltissimo tasso di ore di
presenza in aula, che nella media complessiva supera l85%
delle ore totali.
Un terzo elemento che si può segnalare
è lampia disponibilità e il forte interesse
degli enti coinvolti nelle internship dimostrata dal tempo dedicato
alle attività di monitoraggio e di formazione di appoggio
offerta ai beneficiari, oltre che dallinvestimento in tempo
e risorse umane realizzato anche da aziende di piccole dimensioni.
Inoltre, si deve rilevare una forte disponibilità di numerosi
enti ad attribuire forme di retribuzione o di rimborsi (in denaro
o in benefit) ai beneficiari.
Dal progetto emerge, inoltre, una conferma
della "fattibilità" di interventi di riqualificazione
e di recupero delle competenze degli immigrati finalizzati al loro
inserimento a livelli e con ruoli adeguati alla loro professionalità.
Questo può tuttavia avvenire solo a condizione che si
utilizzino strumenti mirati, come nel caso del modello MIP che
appare in grado di favorire il processo di riqualificazione degli
immigrati attraverso la possibilità offerta loro di sperimentare
realmente il contesto lavorativo nella sua interezza in cui entrano
in gioco, non solo le competenze in senso stretto, ma anche le conoscenze
tacite, gli aspetti formali e informali nei rapporti interpersonali
o una conoscenza in profondità del settore e dellorganizzazione.
In questo quadro, riuscire a valorizzare pienamente
le potenzialità professionali degli stranieri presenti sul
territorio regionale, attraverso lattivazione di tutti gli
attori coinvolti nelle politiche sociali e in quelle del mercato
del lavoro, potrebbe condurre allattivazione di una sorta
di circolo virtuoso che potrebbe avere un positivo impatto,
tanto sulla vita di numerosi individui - immigrati e non -, quanto,
in termini di valore aggiunto economico e sociale, per gli enti
e le imprese in grado di coglierlo.
1. Questo processo potrebbe contribuire a combattere
le forme di sfruttamento e, più in generale, a migliorare
la qualità della vita lavorativa degli immigrati, facilitando
il loro percorso di integrazione nella società di accoglienza
e prevenendo il determinarsi di nuovi e più intensi rischi
di esclusione sociale.
2. Il processo di riconoscimento delle potenzialità
degli immigrati potrebbe favorire un forte impatto sullopinione
pubblica locale in termini di cambiamento dellimmagine,
spesso distorta, che si tende ad avere delle società di
provenienza degli immigrati. La stragrande maggioranza degli
immigrati, infatti, non proviene, come comunemente si crede, da
società di tipo rurale e premoderno, ma da realtà
urbane, anche di notevoli dimensioni, e da società compiutamente
moderne, caratterizzate dalla forte presenza di ceti medi, università,
intellettuali, imprenditori e società civili molto forti.
3. Il riconoscimento delle competenze tecniche
degli immigrati e la loro valorizzazione potrebbe rappresentare,
daltro canto, un alto valore aggiunto, per le imprese e
le organizzazioni che sapranno approfittarne. Si tratta, infatti,
di soggetti in grado di mettere a disposizione, oltre che le proprie
competenze tecniche, anche un corollario di capacità e di
know how derivanti dallesperienza migratoria stessa come,
ad esempio, la conoscenza delle lingue o la conoscenza delle società
di provenienza.
4. Lesistenza di competenze tecniche particolari
tra gli immigrati, inoltre, potrebbe condurre ad una rivitalizzazione
di alcuni settori del mercato del lavoro locale (ad esempio
quello dellalta moda o dellartigianato artistico della
ceramica, del legno, dei metalli o del tessile) che, a certi livelli,
rischiano di essere fortemente penalizzati dalla scomparsa di alcuni
mestieri e di alcuni know-how e che, al contrario, possono ancora
rappresentare punti di forza nelle economie locali.
Lesperienza condotta potrebbe, inoltre,
fornire suggerimenti e indicazioni per una riflessione più
generale sulla questione del recupero delle competenze di unampia
porzione di lavoratori italiani appartenente a quella che potrebbe
essere chiamata la "classe produttiva di base" le cui
professioni necessitano di una riconversione e di un adeguamento
per meglio rispondere ai mutamenti del mercato del lavoro, anche
nel settore "artigianale", nel quadro di quella che oggi
viene sempre più spesso definita società della conoscenza.
COME PARTECIPARE ALLA CONFERENZA
ELETTRONICA
Alla conferenza si potrà partecipare
apportando, attraverso brevi note, elementi di riflessione
sul documento nel suo complesso o, più
semplicemente, su aspetti specifici da esso presentati
come, ad esempio, su: lentità del fenomeno migratorio
e, in particolare, quello che concerne gli immigrati portatori
di competenze tecniche e "artigianali"; i processi
di dequalificazione e le differenti forme con cui questi si
manifestano; il ruolo, gli atteggiamenti e le rappresentazioni
degli attori coinvolti; gli ostacoli e gli elementi di facilitazione
ai percorsi di inserimento lavorativo, ecc.
Inoltre, si potranno presentare storie o
esperienze di successo in questo ambito, proporre quesiti,
lanciare proposte operative per il recupero delle competenze
degli immigrati, per la messa in rete dei diversi attori coinvolti
in questo processo, ecc.
Per partecipare alla e-conference, occorre
fare richiesta alla équipe del progetto, inviando un
messaggio a questo indirizzo di posta elettronica: competenzeimmigrati@cerfe.org
Una volta iscritti, si può partecipare
esaminando la documentazione proposta e inviando il proprio
intervento (anche a più riprese, se lo si desidera)
tramite lapposita scheda, che si può trovare
in fondo al documento di discussione. Tutti gli interventi
saranno pubblicati, tranne quelli che lo staff giudicherà
non pertinenti. E possibile anche inviare anche documenti
più ampi (interventi a convegni, rapporti, ecc.), utilizzando
lindirizzo e-mail sopra citato. Tali documenti potranno
essere pubblicati in uno spazio apposito.
Lo staff del progetto garantirà la
gestione e lanimazione della discussione (a tale proposito
ci si potrà rivolgere a Federico Marta, direttore del
progetto). La e-conference si chiuderà il 31 ottobre
2005. |
Accedi al dibattito.
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